La Gatta Sul Tetto

26 febbraio 2011

casa nuova

Filed under: Uncategorized — lagattasultetto @ 1:35 pm

cari pochissimi residui lettori…
come dirlo….
beh, dopo anni di questo blog (sei!!!), approfittando anche della migrazione sulla nuova piattaforma e nonostante questo spazio quasi quotidiano sia diventato una specie di magazine mensile, decido di fare un altro salto.

da ora in poi mi trovate qui

http://www.giuliarossanigo.com/

si, ci metto nome e cognome questa volta

tutti i vecchi interventi sono stati trasferiti laggiù, per un po’ ho aggiornato entrambi i siti in parallelo e in segreto.

la veste è ancora provvisioria, la struttura tutta da decidere.
si parlerà delle solite cose, libri, vita vissuta, vita sperata…insomma, il vecchio tetto che scotta della solita Gatta…

lungo la strada ci siamo trovati in tanti, abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme e tanta continueremo a farne, in questo mondo virtuale e, per alcuni di noi, anche in quello reale.
non mi illudo di trovare nuovi lettori (soprattutto visto ceh ormai il blog non va più di moda….), spero comunque di non perdere nessuno di voi.

se vi va, facciamo ancora un pezzo di strada insieme…
fin laggiù, vedete?

a presto

Giulia/La Gatta

12 gennaio 2011

come stai?

Filed under: Blog Notes — lagattasultetto @ 5:32 pm

“Come stai?”
“bene”

Quante volte facciamo questa domanda e otteniamo questa risposta, o rispondiamo anche se non è vero, semplicemente perché non ci va di tediare chi ci ascolta con i nostri guai, grandi o piccoli?
Perché magari pensiamo che i nostri momenti di sconforto non siano interessanti, perché pensiamo che in fondo i bambini dell’africa muoiono di fame e noi stiamo tutto sommato bene in salute quindi perché lamentarci.
E poi se per caso, in un momento di distrazione, rispondiamo che non va tutto bene ma che…e via a elencare qualche guaio, problema, preoccupazione, ci ritroviamo d alzare lo sguardo e ci sentiamo immediatamente in colpa vedendo l’espressione fra il vuoto e il seccato del nostro interlocutore mentre si domanda “ma perché glielo ho chiesto? in fondo machissenefregadicomestaquesto?”.

Questa la racconto sempre utlimamente

una mattina mi sveglio con un attacco di cervicale e quando sto male mi viene sempre la nausea e finsice che (scusate il dettaglio, ma è così) vomito.
Passo così la mattina e alla fine sono uno straccio, debole e completamente disidratata
Ma siccome ho una cosa da fare in ufficio che ho promesso, siccome a pranzo riesco a mangiare mezzo piatto di riso in bianco e bere mezzo bicchiere d’acqua, decido che in ufficio ci vado lo stesso.

entra in stanza un collega

“come stai?”
“beh, insomma, ho passato tutta la mattina a vomitare…”
“bleah, che schifo! [sic]”
(visto che ti fa schifo entro in dettagli) “si, si pensa, stavo così male che vomitavo addirittura l’acqua…capisci…bevevo un bicchiere d’acqua e… correvo a vomitare…poi ho provato con il cibo solido, ma…stessa fine…tutta-la-mattina-a-vo-mi-ta-re!”
“bene…come stai?”

silenzio…io e la compagna di stanza ci guardiamo begli occhi…te l’ho appena detto…
“beh, a parte questo…bene grazie…”
“si, allora dovresti fare questo, poi quello, poi quell’altro”

Le gente normalmente non ascolta e anche se sembra farlo, nella maggior parte dei casi non è interessata a quello che diciamo.
E spesso lo facciamo anche noi, perché lo so che tutti quanti ora ci immedesimiamo negli incompresi da amici e conoscenti, che nessuno di noi sta pensando alle volte in cui si è comportato come il mio collega, ma piuttosto alle volte in cui si è sentito solo.

Quante volte vediamo che c’è un amico, un collega, un vicino in difficoltà, magari anche piccola, magari è solo un momento difficile e scegliamo di ignorarlo, o magari spettegoliamo con un altro amico o collega o semplicemente…facciamo finta di niente?

Non è indispensabile fare il missionario per cambiare la giornata di qualcuno, non è indispensabile fare un bonifico anonimo a chissà chi possibilmente lontano per sentirsi in pace con la propria coscienza, certi che comunque nessuno verrà mai a turbare la nostra pace.

Basterebbe poco, e lo dico per prima a me stessa, basterebbe chiedere a qualcuno “come stai?”e poi mettersi lì ad ascoltarlo, senza rilanciare ai suoi guai con i nostri, dando un parere se lo abbiamo, ma anche semplicemente ascoltando.
Per quanto drammatica, difficile o anche solo terribilmente noiosa possa essere la storia che ha da raccontare.

27 dicembre 2010

buone feste

Filed under: Blog Notes,Pensiero libero,un po' di me — lagattasultetto @ 6:44 pm

rieccomi qui…a grande richiesta…

va bene, non proprio a grande richiesta, però ogni tanto qualcuno mi chiede perché non scrivo più. poco tempo, troppi altri pensieri, anoressia creativa…chi lo sa.

fatto sta che davvero non solo ho meno tempo per il blog, ma sembro anche avere meno idee e meno argomenti. o forse è solo un cane che si morde la coda: meno tempo dedico al blog, meno idee mi vengono. bene, il cappello ce lo siamo tolto. buone feste.

per chi non se ne fosse accorto è passato natale e ora arriva capodanno, la litania del “checosafaiacapodanno” e l’atteggiamento da carbonaro di chi non ha ancora deciso e deciderà il 31, casomai saltasse fuori qualcosa di irrinunciabile, ma che intanto rimane sul vago per non chiudersi nessuna porta.

fosse per me rimarrei volentieri a casa a mangiare cotechino e lenticchie e, dopo il brindisi di mezzanotte, me ne andrei tranquillamente a dormire, ma sembra che non si possa fare. capodanno è una festa stupida, finisce un anno che magari è stato brutto, ma chi dice che il prossimo sia meglio? e poi perché il girare una pagina di calendario dovrebbe cambiare le cose?

forse è più un fatto simbolico. inizia qualcosa di diverso, c’è ancora la speranza che sia qualcosa di migliore. un po’ come quando si scarta un regalo o si comincia un libro o si guarda un film. le aspettative sono alte, ma non è detto che non vadano deluse. ma non volevo parlare di questo. a dire il vero volevo parlare del natale.

è molto chic dire che il natale è una gran seccatura, che è solo una festa del consumismo, mentre ci affanniamo a comprare cose inutili per persone delle quali non ci importa nulla. Se davvero ne fossimo convinti la cosa più semplice sarebbe non regalare niente a nessuno, o limitarci alle sole persone che amiamo davvero.

E poi tutti a lagnarsi delle grandi abbuffate, ma guai se la zia marietta non fa il baccalà strafritto o se la nonna filippa non porta la struttata di lardo.

A me, che come ho detto molte volte, sono nazional popolare e me ne vanto (con un pizzico di snobismo che ci sta tanto bene) il natale piace. Ebbene si, lo ammetto! Adoro il natale, adoro il presepio, l’albero di natale, le decorazioni e pure – udite udite – adoro fare i regali! Comincio addirittura a settembre a pensarci e nei miei progetti c’è di averli finiti al massimo a metà novembre.

Mi piace proprio l’atmosfera natalizia, l’aria di attesa… Però ogni anno mi accorgo che, a un certo punto, mi lascio distrarre e mi ritrovo al pomeriggio del 25 dicembre e mi dico “ma come? È già passato?” e non con sollievo, bensì con un po’ di rimpianto.

Ogni anno, colpa anche degli impegni del lavoro, a dicembre mi lascio distrarre da tantissimi altri pensieri, rimandando sempre quello della preparazione al natale per un altro momento…fino a quando non mi ritrovo a constatare che natale è arrivato.

L’anno scorso stavo facendo un trasloco, quindi non avevo fatto nemmeno l’albero e il presepio. Quest’anno speravo di riuscire a non farmi cogliere impreparata e invece….zac!…di nuovo…

Devo escogitare qualche cosa, devo inventarmi qualche cosa per vivere a pieno lo spirito natalizio, per prepararmi davvero al natale comme il faut… Devo riuscire a ritagliarmi tempo e spazio per fermarmi a pensare a quello che significa (almeno per me) il natale. Devo crearmi il mio personale calendario dell’avvento, proprio come quello che avevo da bambina, con tutte le finestrine (quello che avevo veniva riciclato, ossia non strappavamo le finestre, le aprivamo soltanto, per poterlo riutilizzare l’anno successivo. Lo ricordo ancora, blu, con un grande albero di natale con le lucine disegnate e la porporina che ogni anno diventava sempre meno)

Ho un anno intero per pensarci. Questa volta non ho proprio scuse!

intanto faccio a tutti i lettori di questo blog (se ancora ce ne sono) tanti auguri di buone feste!

4 ottobre 2010

(non) c’è post@ per me…

Filed under: Blog Notes — lagattasultetto @ 2:23 pm
in attesa di decidere che cosa farò di questo spazio, stenti le recenti novità, una riflessione.
 
l’altra sera sono andata a ritirare la posta….
in mezzo alle lettere della banca, le pubblicità dele palestre, delle pizzerie, le ragazze che offrono ripetizioni e le signore che is offrono come badanti, in mezzo ai depliant di modno convenienza e al catalogo ikea 2011, vedo una lettera…
si, una lettera, una busta con il mio indirizzo scritto a mano in verde e con l’indirizzo del mittente, una comune amica di blog…
 
apro la lettera curiosa perchè chi scrive più lettere?
il mio e il suo compleanno sono passati, natale è lontano….sposare è già sposata…che cosa può essere…
 
un segnalibro!!!
un bellissimo segnalibro dalla bretagna.
 
siccome era tardi non l’ho chiamata e le ho mandato un sms.
il giorno dopo l’amica mi scrive su facebook chiedendomi se per caso era arrivato il segnalibro e, proprio inquel momento, riceve il mio sms.
 
non avendo mie notizie si cheideva se si fosse perso o se io per caso non guardassi mai nella casseta delle lettere.
 
e in effetti è così, io non ho l’abitudine di tornare a casa e guaradre se c’è posta, come facevo quando ero più piccola, quando speravo sempre che per posta arrivase qualche bella sorpresa, che di solito era la lettera di qualche mia amica o di mia cugina.
e anche io scrivevo tantissimo, avevo carta di lettera di ogni genere, penne di ogni colore, le mie lettere erano tutte colorate, profumate…
ora invece l’ultima lettera che ho scritto (personale intendo, perchè quelle per lavoro sono escluse) era all’agenzia delle entrate che mi faceva un accertamento….
e non corro più alla cassetta delle lettere perchè al massimo ci trovo l’estratto conto (se sono fortunata) o il condominio da pagare (se sono sfortunata).
 
certo ora c’è la posta elettronica, ci sono gli sms, si comunica meglio e più in fretta…è tutto più semplice e sicuramente abbiamo ci guadagnato
 
ma ho capito che ho una cosa in meno da aspettare…anche se…
 
 
 

21 settembre 2010

…e se invece (non) scrivo?

Filed under: un po' di me — lagattasultetto @ 8:21 pm
l’ultima riflessione era sulla lettura, sui momenti della vita nei quali preferiamo (o abbiamo bisogno) di rifugiarci in altre storie e altre vite, momenti nei quali cerchiamo di allontanarci dalla nostra realtà.
 
oggi mi è capitata in mano la mia moleskine, quel quadernetto nero che vive sempre in fondo alla mia borsa, ammaccato, rovinato, nel quale catturo un pensiero, fermo una riflessione, parlo a me stessa, fisso un ricordo.
l’ho scorso rapidamente e ho visto che era tantissimo tempo che non scrivevo nulla, a parte qualche appunto di viaggi lontani nel tempo e nello spazio (il quadernino attuale inizia con…il viaggio in argentina!).
 
poi sono cominciate brevi riflessioni, poche parole, qualche frase.
ho ritrovato pensieri e riflessioni lontane solo nel tempo e nello spazio della vita, speranze e desideri che non ricordavo nemmeno di aver avuto e che oggi mi stupiscono perchè allora non immaginavo nemmeno quanto sarebbero state attuali oggi, oppure in che cosa si sarebbero trasformate.
e ho notato che…ho ricominciato a scrivere…non come prima, ma sto ricominciando…e ho riflettuto che, quasi nello stesso momento, aveva ripreso un po’ di vita anche questo blog.
 
e quindi, dopo essermi quasi risposta sul perchè leggo, mi sono chiesta come mai scrivo..o non scrivo…
 
e al momento l’unica risposta che mi sono data è che scrivere è parte di me, come tante altre cose che sto perdendo per strada, e che forse per troppo tempo ho soffocato quella parte sotto il peso di tali e tante cose da diventare un’altra persona, che ci sono cose che mi appartengono e fanno parte della me più vera che sono state messe a tacere da altre cose che invece non sono mie.
e che forse, quella parte di me, sta riemergendo dalle ceneri e dalle macerie del tempo.
ma di strada ce n’è ancora tanta da fare….
 
forse….
 
 
"Non viaggio mai senza il mio diario. Si dovrebbe avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno"
oscar wilde – l’importanza di chiamarsi ernesto
 
 
 

16 settembre 2010

leggo, ergo….?

Filed under: Libri — lagattasultetto @ 11:10 am
devo riequilibrare un po’ il mio post precedente, nel quale ho fatto (se ce ne fosse stato bisogno ) outing sulla mia..ochitudine (?) e buttare in mezzo qualcosa di meno frivolo….
 
oltre ai vestiti e agli accessori, mi piace anche leggere e, se ne avessi il tempo, sarei una letttrice ancor più vorace.
compro libri in continuazione, non so resistere a un libro che mi guarda con gli occhioni dagli scaffali di una libreria, ho qualcosa come cinquanta libri comprati ancora da leggere, ne inizio tre o quattro alla volta (il record è sei in lettura contemporanea).
 
l’altro giorno parlavo con un’amica che invece mi diceva che è un periodo nel quale non riesce nè ad andare al cinema nè a leggere.
ha persino iniziato a leggere un libro che le piace, ma non va avanti perchè non ha voglia di estraniarsi dalla realtà ed entrare in un altro mondo, perchè in questo period è concentrata sul mondo reale.
 
non avevo mai preso in considerazione la cosa sotto questo profilo. non avevo mai considerato la lettura come mezzo di vera e propria fuga dalla realtà della propria vita, ma in effetti ha senso.
in effetti spesso, quando un libro mi prende, mi trovo letteralmente catapultata nel mondo che raccconta, a vivere le vite dei personaggi, nei loro luoghi, nelle loro epoche.
mi ritrovo, quando le pagine a sinistra cominciano a diminuire e quelle a destra ad aumentare, come alla fine delle vacanze, quando prende la malinconia al pensiero di ritornare alla propria vita di prima, qualunque essa sia, quando prende la tristezza pensando di dover lasciare i nuovi amici. e a nulla vale pensare che sono lì, che possiamo rivederli (rileggerli) in altri luoghi e altri climi, perchè con la fine della vacanza (e del libro) è come se si spezzasse un incanto, una magia.
 
eppure non posso dire che la mia vita sia così brutta da voler scappare via. non è nemmeno noiosa e priva di emozioni che vado cercando in chissà quali mondi.
però nelle mie letture prediligo sempre la fantasia. fatico a leggere saggi, libri di attualità, persino libri storici. anzi, mi annoiano un po’.
 
e allora è vero, se ci penso razionalmente, che finisco per leggere per trovarmi in mondi lontani con gente diversa, vivere vite alternative sapendo che comunque potrò ritornare facilmente alla mia.
dopotutto "non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane"
 
 
 
 

15 settembre 2010

il decalogo dello stile

Filed under: cronache di costume...da bagno — lagattasultetto @ 2:55 pm
faccio outing.
io sono un’oca.
è inutile che mi atteggi a intellettuale, che vada leggendo libri e visiti mostre e musei.
io sono e resto – nell’animo – un’irrecuperabile oca bionda!
 
io abbino vestiti, scarpe, borse e accessori. persino la biancheria è in linea con quello che indosso.
ho una passione irrefrenabile per le scarpe, il mio inno potrebbe essere "la follia della donna" di Elio (ci avevo fatto anche un post tempo addietro….), mi commuovo davanti a una borsa, tanto da vestirmi a volte intorno a un paio di scarpe che mi va di mettere o a una borsa che quel giorno si intona al mio umore.
 
mi piace sfoglaire riviste di moda, frequento siti che parlano di moda, mi piace girare per negozi di vestiti.
insomma, ve l’ho detto. sono un’oca.
 
detto questo mi ha incuriosito un articolo su un sito internet relativo al "decalogo" di anne wintour, la temibile direttrice di vogue (quella che ha ispirato la miranda nel romanzo poi film "il diavolo veste prada" e che pare abbia proprio le stesse manie del personaggio).
e così eccomi a vedere che cosa indossa questa icona mondiale dello stile.
 
1. occhialoni da sole.
(ok, quelli ce l’ho. anche io ho la passione per quelli grandi, un po’ anni ’60..ne ho ditutti i colori e li abbino con…vabbè, avete capito..)
 
2.vestiti senza maniche
(anche quelli, dai…fra estate e inverno – magari con una giacca o un golfino – devo dire che anche io preferisco quelli senza maniche)
 
3. pellicce
(quelle mai! ho un paio di colli di lana che sembrano pellicciosi, ma sono di lana. ho – è vero – un vecchio cappottino scamosciato con collo di animale che chiamo il gatto morto")
 
4. sandali l’estate
(…quelli penso tutte li portiamo…facile)
 
5. vestiti floreali
(li odio)
 
6. cardigan
(beh, vedi al punto 2.)
 
7.stivali d’inverno
(facile…anzi mi rassicura che non ci abbiano propinato i sandali l’inverno e gli stivali l’estate…)
 
8. vestiti a stampa
(a volte ho ceduto alla tentazione, ma alla seconda volta che me li metto già mi hanno stufato…preferisco i "pezzi facili")
 
9. gioielli importanti
(vado a periodi. a volte metto cose piccolissime, altre collane che sembrano gioghi di aratro, altre ancora – ultimamente – tre o quattro collane tutte insieme, mezzo braccio coperto di bracciali…ma in generale mi paicciono i gioelli vistosi)
 
10. almeno due cellulare
(li ho…)
 
allora, facendo i conti ne ho 7 su 10…nessuno mi definirà mai un’icona dello stile, ma l’oca che in me si può decisamente dire soddisfatta….
 
 

11 agosto 2010

del fare le valigie

Filed under: un po' di me — lagattasultetto @ 12:41 pm
sono in ufficio per gli utlimi due giorni.
ho trascorso le due prime settimane di agosto in un ufficio semi deserto (siamo in quattro nel palazzo…più la guardia) per chioudere un po’ di cose in santa pace.
venerdì si parte.
 
è parecchio tempo ormai, fra una cosa e l’altra, che non facevamo un viaggio e forse è una di quelle cose alle quali non si perde mai l’abitudine, pur perdendola in fretta.
 
fatto sta che mi ritrovo a meno due giorni da uno dei miei incubi peggiori….
la valigia!
 
detesto farla, come ho detto e ripetuto talmente tante volte da sembrare quasi ossessiva.
detesto farla sia per spostamenti brevi, sia per viaggi più lunghi.
l’unica che riesco a fare facilmente è quella per i viaggi in moto, ma perchè sono costretta dallo spazio limitato.
 
per ogni altra valigia l’incubo comincia settimane prima e finsice solo nel momento in cui la vedo sparire sul nastro trasportatore dopo il check-in.
 
quest’anno la meta è nel freddo nord europa, dove mio fratello – in avanscoperta – già mi manda bollettini meteo poco rassicuranti: pioggia e freddo, il che rende ancora più difficile l’operazione, perchè con questo caldo umido romano la mia mente rifiuta di credere che da qualche altra parte nel mondo possa fare addirittura freddo. e dovrò quindi recuperare maglioni, sciarpe e giacconi, scarpe chiuse e magari cappelli!
 
e allora eccomi qua, a riordinare le ultime carte, chiudere le ultime cose, con in testa quali vestiti portare, quali scarpe recuperare.
l’altro giorno sul non so quale giornale online c’erano i soliti inutili consigli su come preparare le valigie.
inutili perchè sono anni che li seguo, ma senza i risultati promessi. sembrano le diete delle riviste che promettono meraviglie e che sembrano anche così facili da seguire e invece all’atto pratico sono un totale disastro.
 
l’unico sistema che funziona per me è la "valigia di carta" o "valigia teorica", in pratica una lista di cose da portare, divise per uso o per giorno.
però anche la valigia teorica negli ultimi anni mostra segni di cedimento e alloar ho perfezionato il metodo.
 
faccio sempre la valigia di carta, ma, prima di riporrre tutto nella valigia vera, lo appoggio sul letto, disposto ordinatamente in combinazioni, così riesco a valutare se veramente ho tutto quello che mi occorre, che cosa può essere lasciato a casa perchè magari ha già un doppione e che cosa manca.
 
il metodo funziona, ma significa che mi occorrono due ore buone (al netto delle crisi d’ansia ) per ultimare le operazioni.
anche se….la settimana scorsa sono riuscita a preparare la valigia per un weekend di amre/campagna…mentre mi preparavo per anadre in ufficio (da dove sarei partita)…mi sono sentita così fiera di me!
 
insomma, pensatemi domani sera mentre dispongo i miei vestiti come su una vetrina e mi allontano per guardare il risultato…
 
 
p.s. ogni consiglio è comunque ben accetto
 
 
 

3 agosto 2010

la casa di campagna

Filed under: un po' di me — lagattasultetto @ 7:06 pm
questo spazio è decisamente abbandonato…
mi fa venire in mente una casa in campagna, magari ereditata da una vecchia zia, dove si va poche volte. una casa dove ci sono lontani ricordi di infanzia ai quali non si pensa quasi più
 
però ogni tanto ci torno.
ci torno quando ho bisogno di pensare, di ricordare, di ritrovare una parte di me che è nascosta sotto tante altre cose o forse sotto montagne di nulla.
 
è agosto e sono a roma, sono in ufficio. non mi pesa.
non c’è praticamente nessuno, pochi ma più o meno buoni, un’atmosfera più rilassata, nessuno al mio piano, posso sentire la musica a volume alto, riordinare le mie tabelle, buttare via inutili carte, organizzare il mio autunno.
pensare.
 
ogni tanto, dicevo, torno qui e mi rendo conto di quanto sia grande questo spazio, quanta gente ci sia pasasta, quanti si siano fermati, quanti siano andati via, quanti si siano affacciati senza dire una parola.
e poi, ogni volta che torno, ripercorro gli anni passati.
oggi ho ripercorso tutti i mesi di agosto passati qui, da cinque anni a questa parte. i viaggi, le riflessioni, gli articoli di giornale letti e commentati.
come riaprire gli armadi e i cassetti della vecchia casa e ritrovare vecchie fotografie e oggetti dimenticati.
 
non ha molto senso questo post a dire il vero, è solo che sto ritrovando l’urgenza della scrittura, come se stessi uscendo da una specie di letargo, da anni nei quali qualcosa in me si era inceppato, bloccato e come se stesse ricominciando invece finalmente a muoversi qualcosa.
un ricordo, un’emozione, un desiderio.
e fra queste l’urgenza della scrittura, delle parole che dalla mente chiedono con urgenza di uscire e prendere corpo da qualche parte, un foglio di carta, la pagina di un diario, il post di un blog.
messaggi in bottiglia, parole scritte davvero solo per me, perchè a volte le necessità fisiche vanno oltre il mangiare, il bere il dormire e tutto il resto delle urgenze che il nostro corpo ci richiede.
 
a volte anche le parole sono una necessità, anceh quelle che diciamo solo a noi stessi
 
 
 

15 luglio 2010

segnali

Filed under: un po' di me — lagattasultetto @ 2:42 pm
 
 
la madeleine di proust, mai topos letterario fu più (ab)usato.
un sapore (o, per estensione, un odore, o una musica, un oggetto…) che ti riporta indietro nel tempo.
 
sono spesso attenta a queste cose, a questi segni del destino, convinta che nulla avvenga per caso e che il mondo cospiri al fine di farci seguire il cammino che dobbiamo seguire con segni che sta a noi capire e interpretare.
e così mi ritorvo davanti a un paio di orecchini, che sono fra i miei preferiti, comprati almeno un paio di anni fa (o forse tre) in un negozio che oggi ha (purtroppo) chiuso.
in quel periodo mi ero innamorata delle creazioni di questa disegnatrice, colorate, estive. per fortuna ho un discreto bottino di questi oggetti, che rimangono fra i miei preferiti a distanza di anni. e li tiro sempre fuori quando comincia la bella stagione.
mi hanno messo di buon umore dal primo momento in cui le ho viste in vetrina.
forse anche perchè il giorno in cui ho scoperto il negozio era un giorno in cui era successo qualcosa di positivo, un giorno (o meglio una sera) in cui, sia pure in un modo talmente assurdo che sarebbe troppo lungo da raccontare , avevo deciso che dovevo voltare pagina e trasformare in positivo qualcosa che fino a poco prima mi era sembrato solo negativo. e devo dire che ci ero riuscita….
sempre perchè ogni cosa ha un senso e nulla accade a caso, basta cogliere i segni.
 
e infatti oggi, mentre ero persa in questi pensieri attaccati ai lobi delle mie orecchie, mi sono ritrovata, fra le pieghe dell’agenda, il "foglio illustrativo", la posologia di un regalo che mi fu fatto nello stesso periodo….un foglio che avevo dimenticato e che, proprio oggi, mentre ripercorrevo con il ricordo un periodo della mia vita, è saltato fuori.
 
e allora mi sono messa a pensare alle persone che attraversano la nostra vita, a quelle che ci entrano senza chiedere il permesso, alle vite nelle quali entriamo noi a gamba tesa, a quelle alle quali ci avviciniamo con discrezione, a quelle con le quali decidiamo di fare un pezzo di cammino insieme.
poi ognuno prosegue la sua strada, prende direzioni diverse, magari si era semplicemente sbagliato, magari ci voleva solo usare e raggiunto il suo scopo è tornato da dove è venuto.
magari ha preso un cammino diverso pensando che fosse meglio così, ma da qualche parte si domanda che cosa stiamo facendo e forse cerca un sentiero che lo riavvicini al nostro.
 
dispiace sempre lasciare indietro qualcuno, essere lasciati indietro forse dispiace anche di più.
 
ma la strada è lunga, le porte sono aperte.
chi non torna è solo perchè non vuole tornare ed è inutile aspettare alla finestra….
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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